Nba, finale Eastern Conference: al Garden l’orgoglio dei Celtics riapre la serie

E’ arrivata puntuale la risposta d’orgoglio dei Celtics in gara 3 della finale della Eastern Conference. Boston riapre la serie con una partita di grande dedizione difensiva, dove mostra un attacco in grado di andare ancora sopra i 100 punti, come in gara 2, ma stavolta per uno sforzo vincente. Sono ancora Kevin Garnett (24p, 10/16 FG, 11r) e Rajon Rondo (21p, 10a), con il solido contributo del capitano, Paul Pierce (23p, 4r e 4a) a tracciare la via. Ma il fattore che fa saltare il banco, stavolta, è la panchina biancoverde, che propone un Marquis Daniels (9p con 5r) di grande impatto sulla partita, ed un Keyon Dooling autore di un paio di importanti giocate nella prima metà.

Miami, dopo un inizio scintillante in attacco, si affida, non una novità, all’inventiva individuale dei soliti James (34 e 8r, con 16/26 dal campo) e Wade (18p, 9/20 FG) – con quest’ultimo che però sale al proscenio con il match già orientato verso Boston – in un sistema che, nei due quarti centrali, mostra alcuni dei suoi aspetti maggiormente deteriori. In più, cosa non nuova nei playoffs Nba, la panchina Heat sembra lontana parente di quella vista a Miami, dando segni di vita solo nell’illusorio ed insufficiente parziale nel quarto periodo, che lima lo scarto fino al 101-91 finale.

In cronaca. Avvio a ritmo alto per entrambe le squadre, Miami corre ogni volta che può, mentre Boston attacca il canestro con Pierce e KG, che a casa sua non ammette interferenze nel pitturato. Lebron prende per mano la squadra, ci sono 16 punti suoi nel vantaggio Heat 22-28 dopo 9’, con il ‘gemello’ Dwyane ancora all’asciutto. Qui Boston trova i primi segnali dalla panchina e con Dooling e Daniels chiude avanti 30-28 al primo intervallo.

Miami tornerà a segnare dal campo solo dopo 6’ del secondo quarto, mentre i Celtics guidati dal ‘metronomo’ Rondo – fin qui sotto controllo nelle scelte di tiro, ma impeccabile nel pescare i compagni aperti – prendono in mano la partita. Le flessioni di Garnett a terra (nella foto) dopo un contatto duro sono il simbolo della grinta biancoverde, Pierce dall’arco porta il vantaggio in doppia cifra, 46-34 a 4’ dalla fine del quarto e un rinato Ray Allen (10p 2/5 da tre) con la tripla a fil di sirena fissa lo score sul 55-42 di metà partita.

Nel terzo periodo il match si apre letteralmente in due. KG pianta stabilmente le proprie insegne di guerra nell’area degli Heat, Rondo dirige l’orchestra con assist da antologia e si mette anche in proprio, alternando tiri dalla media a fantasiose incursioni al ferro (impagabile la finta ‘Maravich’ dietro la schiena – con la difesa mandata al bar – per l’appoggio in solitudine al vetro). E’ così che Boston scollina presto oltre i 20 di vantaggio, con P ‘square’ che si trasforma in P ‘cube’ sulla tripla che in chiusura di quarto porge il +22 interno, 85-63. Di là è solo James a evitare un passivo addirittura peggiore, ma l’attacco Heat è, a questo punto, totalmente disfunzionale.

Nel quarto di coda Boston alza le braccia tropo presto, specialmente in difesa, coach Spoelstra gioca la carta dei 5 piccoli, con Lebron centro, su cui torna Garnett per fare a sportellate, dopo un paio di minuti di riposo. Due triple di Miller (11p con 3/6 dall’arco) e un redivivo Chalmers (14p, 6a) allargano il campo e, con l’attiva partecipazione dei soliti due, arrivano a spaventare i Celtics fino al –8, 95- 87 a poco più di 3’ dal termine. E’ Wade ad avere tra le mani il pallone del –6, ma sul suo jumper corto sul ferro si spengono le speranze di Miami, mentre ancora Rondo e Garnett chiudono definitivamente i conti.

Si annuncia ora una gara 4 decisiva e di una fisicità estrema, in un TD Garden ribollente, come di consueto, che proverà ad intimidire gli Heat, sempre in bilico tra sensazione di onnipotenza e vecchie paure legate al fallimento del progetto ‘big three’, peraltro ancora orfano di quel Chris Bosh che cambierebbe tante cose nella serie. Domenica sera (2.30 ora italiana, diretta SkySport2) arriveranno tante risposte ai numerosi interrogativi di questa appassionante sfida.

 

Stefano Mocerino

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