All hail the King. Finalmente hai portato il trionfo nel tuo reame

Lebron James Poster

I’m coming home, I’m coming home
Tell the World that I’m coming
Back where I belong, yeah I never felt so strong

Sto tornando a casa, non mi sono mai sentito cosi forte. Cosi recita una canzone molto famosa (I’m Coming Home) che sembra scritta per Lebron, incisa a fuoco in un biennio che ha visto il Re tornare nel suo reame per un solo sogno: Vincere. Vincere con la V maiuscola perchè significava fare quello che nessuno ha mai fatto prima e significava farlo a casa propria, per la propria gente che ti ha visto crescere ti ha adorato, ti ha anche odiato ma ha saputo perdonarti “I know my kingdom awaits and they’ve forgiven my mistakes”. Tutto questo è racchiuso nelle lacrime a fine partita di Lebron James, si perchè non sono semplici lacrime di gioia, che tante volte abbiamo visto in una conquista di un titolo. Sono lacrime di emozioni, sono lacrime personali. Un po’ come quelle di Michael Jordan quando vinse il titolo il giorno della festa del papà. È quel tipo di emozione li, quella che anche davanti allo schermo alle 5 di mattina ti fa venire quel senso di magone anche se magari tifavi Golden State o semplicemente non avevi bandiera.
Questa è l’emozione vissuta nella notte, quel poster che sventola nel centro di Cleveland con Lebron ma che sulla schiena ha scritto il nome di una città che questa notte è passata definitivamente alla storia. È la vittoria di un re e di tutto il suo reame.

Lasciando il campo delle emozioni ci sono i freddi numeri: Tripla doppia, e già questa vale l’olimpo del basket, prova da leader vero con 27 punti e 11 assist (che potevano essere anche 20 con un filo di lucidità dei compagni) e questo la dice lunga sulla visione di gioco incredibile di Lebron. Ribaltato un 1-3 che in una serie finale nessuno aveva mai fatto, ogni pagina di storia è stata scritta e incisa per sempre.
Se bisogna trovare un simbolo un momento, spiace per la tripla da campione di Irving, ma la stoppata su Iguodala ha dato un segno pesante. Spesso a Lebron nella sua carriera è stato criticato (a mio parere ingiustamente) la mancanza di cattiveria nei finali. Guardate quella corsa, gli occhi della tigre, quel gesto come a urlare al mondo “non mi porterete via il mio sogno proprio ora”. Scatto da centometrista alla Bolt (peccato pesi il doppio) decollo verticale e palla stampata contro il vetro con una violenza inaudita. Volevate la cattiveria? Eccola spiaccicata sul tabellone.
Caro Lebron Raymone James, from Akron Ohio, tu dici spesso “non dovrei neanche essere qui, è un miracolo” riferendoti alle tue origini molto complicate. Ti dico che non solo sei qui ma sei li in alto, più in alto che mai. Si perchè sia chiaro una volta per tutte: eri già nell’olimpo prima ma ora non c’è più Haters che tenga, non c’è più scusa o ironia. Sei li in alto tra i più grandi di sempre e sei destinato a rimanerci in eterno. Il basket è tuo.

So you’ve been a guest in your own home
It’s time to make your house your home
Pick up your phone, come on

 

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