Belinelli: “Jordan è contento di avermi con sè”

Marco Belinelli (Italia) Il piacere di stare con i bambini e vederli felici di imparare. Marco Belinelli ha tolto per un momento i pantaloncini e la divisa e si è seduto in mezzo a loro: un gigante fra “nani” pronti a imparare grazie un progetto del Miur, “Programma per il futuro” in collaborazione con il Coni per fornire concetti facilitati di informatica. La Repubblica ne ha approfittato e ha scambiato con lui due chiacchiere.

Da Sacramento a Charlotte: un bel salto. Cosa non ha funzionato con i Kings e quali sono le aspettative per la stagione che sta per iniziare?
“A Sacramento è stato un anno non positivo per tanti punti di vista. Era una società nuova che voleva rialzarsi, io arrivavo da una franchigia incredibile come quella di San Antonio e mi accorgevo di ogni piccola negatività. E’ mancato il gruppo, una squadra vera. Adesso basta pensare al passato, arrivo in un gruppo giovane ed è una nuova occasione per mettermi il gioco. Torno in una conference nella quale ho giocato poco, mi sono trovato quasi sempre a Ovest, sarà un campionato da alcuni punti di vista diverso. Sono carico, voglio fare un anno ottimo a Charlotte”.
Visti da fuori, gli Hornets sembrano un gruppo molto equilibrato, magari privo di stelle ma con un roster profondo: quale sarà il ruolo di Belinelli all’interno della nuova squadra?
“E’ vero, magari non ci sono stelle come LeBron James o Durant ma nel complesso siamo dotati di un grande talento. Mi è sempre sembrato un gruppo veramente unito, credo sia stato uno dei loro segreti nella scorsa stagione. Quintetto o panchina non cambia per me, sono cose che valuterà il coach durante l’anno. Io cercherò di arrivare pronto: mi sono allenato a Miami con Adam Filippi e lo sto facendo anche in questi giorni con il mio storico allenatore Marco Sanguettoli. Ho parlato sia con coach Clifford sia con Michael Jordan, sono molto contenti e vogliosi di avermi a Charlotte quest’anno. Cercherò di arrivare pronto per conquistare quanti più minuti possibili”.
Come vive un giocatore NBA una scelta come quella di Kevin Durant di andare a giocare a Golden State? Non si rischia di ritrovarsi con poche squadre con molte stelle e una lega globalmente più povera e meno competitiva?

“Quelle sono scelte che un giocatore fa e non vanno discusse molto. Però, per come sono fatto io, andare da una squadra come Oklahoma City, che lo scorso anno è andata a un passo dalla finale NBA, a un’altra ancora più forte e piena di talento come Golden State non mi fa impazzire: con tutto il rispetto, non è una scelta che mi è piaciuta molto. Non è detto che le cose vadano bene: non è così scontato che una squadra piena di stelle come è ora Golden State, che potrà schierare contemporaneamente Curry, Thompson, Durant e Green, debba vincere per forza. Sarà una squadra che farà canestro, che corre, ma bisogna tenere d’occhio Cleveland, San Antonio che è sempre pronta ad alti livelli e speriamo di essere anche noi una bella sorpresa a Est”.

Nazionale: come si riparte da una delusione del genere?
“E’ stato un dispiacere enorme, una delusione fortissima. Le persone mi chiedono cosa è successo, cosa non ha funzionato. Le risposte sono difficili, è stato un momento durissimo per me. Dopo la partita e per tutta la settimana successiva ho fatto fatica a dormire, pensavo fossimo una Nazionale pronta per arrivare a Rio de Janeiro, purtroppo non è stato così. I fatti hanno detto il contrario e c’è stato grande dispiacere, ora abbiamo una sola cosa da fare: dobbiamo trovare la forza per rialzarci e fare bene il prossimo anno”.

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