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ESCLUSIVA – Andrea Pecile: “Gli anni a Pesaro fondamentali. Con Crespi non mi sentivo considerato. In Spagna per ricaricarmi…”

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Pecile, Upea OrlandinaPalaFantozzi di Capo d’Orlando, ore 19 circa. La squadra, come ogni venerdì, finisce l’allenamento tattico un pò prima per lasciare spazio alla sessione di tiro e allo stretching a bordo campo.

Il Pec, nostro osservato speciale di questa settimana, è disteso di fronte ai banner pubblicitari e scioglie i muscoli con il fisioterapista dell’Orlandina, Biagio Di Giorgio. Poi, quando tutti tornano dentro gli spogliatoi per mangiare la pizza, Pecile si alza, si avvicina verso la tribuna stampa e quindi si accomoda per concederci questa intervista. Sorriso spontaneo e modi semplici, che subito mettono a proprio agio senza farti pensare di essere di fronte ad un ex-nazionale (78 presenze in azzurro) che gioca ad alti livelli da circa 15 anni

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«Ciao Andrea… Volevo subito cominciare chiedendoti una cosa. Ho visto uno dei tuo video promozionali su YouTube, quello in cui dici che da piccolo i tuoi genitori ti chiamavano “Baleta” perchè avevi sempre il pallone in mano…»

«Ah sì, quello dell’Adidas… Beh sì, i miei mi chiamavano “Baleta”, che vuol dire “Pallina” in dialetto triestino. Avevo sempre il pallone tra le mani, che fosse una palla, pallina, palletta, quindi sin da piccolo ho sempre avuto questo rapporto speciale con i palloni… Ma essendo figlio unico e nipote unico ho fatto tutti gli sport»

«Quindi non hai praticato soltanto la pallacanestro…»

«No, ho fatto di tutto. Ho fatto tennis, ho fatto nuoto, ho fatto un pochino di calcio in ricreatorio, ho fatto pallavolo con la scuola, insomma facevo davvero di tutto.»

«Poi l’amore per il basket, ed una carriera che comincia a Gorizia…»

«Si, il mio primo anno juniores ufficiale l’ho fatto a Gorizia, ho fatto due anni soli, perchè poi l’ultimo anno purtroppo Gorizia è fallita e io mi sono spostato a Pesaro con i diritti di A1 e sono andato a Ragusa, ma Ragusa non aveva la squadra per cui io effettivamente l’ultimo anno juniores non ho neanche giocato, ho giocato solo in prima squadra ecco…»

«In Italia hai giocato quindi a Gorizia, Ragusa, Siena, Pesaro, Avellino, Rimini, Jesi, Bologna, adesso Capo d’Orlando, diciamo che hai girato un pò tutta la penisola, ma quale esperienza ti ha fatto maturare veramente come giocatore?»

«Sicuramente Pesaro, quei tre anni lì sono stati fondamentali, soprattutto i primi due quando mi sono riuscito a ritagliare uno spazio in una squadra che giocava Suproleague ed Eurolega e poi siamo arrivati secondi in campionato, giocavamo veramente al massimo del livello e quindi per un giovane di 20-21 anni, riuscire a ritagliarsi uno spazio in una squadra così importante non è stato solo gratificante ma è stato proprio come se avessi imparato a giocare, con gente come DeMarco Johnson, Blair, Booker, Beric, Middleton…»

«Era un’altra Serie A comunque…»

«Era chiaramente un’altra Serie A, erano altri allenamenti, la qualità del gioco era molto elevata, e quindi mi ha aiutato proprio a capire bene il basket. Poi fondamentale è stata anche la mia decisione di andare in Spagna, a 23 anni, decidere di andare via dopo una stagione a Pesaro difficile perchè Scavolini per la prima volta aveva lasciato la squadra o comunque il suo impegno era diminuito, per cui sono andato in Spagna e lì è chiaro che sono maturato completamente. Non ti voglio dir da solo, ma con un altro staff, quello spagnolo, che non conoscevo…»

«Cosa spinge un giocatore a cambiar nazione e voler andare a giocare da un’altra parte? Nel tuo caso specifico, è stata una scelta tua, è stata un’occasione che si è presentata?»

«Si, è stata una scelta mia perchè mi ero trovato malissimo con Crespi, io avevo bisogno di un allenatore diverso…»

«Questo possiamo scriverlo?»

«Certo. Mi ero trovato malissimo a livello personale ed anche in campo non mi ero sentito considerato. Lui magari non è riuscito ad aiutarmi in un percorso di crescita che per un ragazzo di 23 anni, dopo anche quello che avevo fatto in Nazionale, insomma era importante… ma capita. Magari lui con tanti ragazzi ci sarà riuscito, con tantissimi no, però insomma, non è niente di che… La scelta mia è stata quella di andar fuori per ricaricarmi, avevo proprio bisogno di staccare con l’ambiente, perchè poi quì in Italia quando ti mettono un’etichetta diventa difficile scrollartela di dosso. Ancora adesso la gente crede che io sia un playmaker che deve entrare dalla panchina per cambiare il ritmo alle partite, a me sembra patetico, tutto qua.»

«Che differenza c’è tra il basket spagnolo e quello italiano, e soprattutto come vive la gente questo sport?»

«Io sono andato in un periodo in cui la Spagna stava crescendo, sono andato in una realtà come Granada che aveva voglia di tornare in ACB (prima serie spagnola, ndr), con degli investimenti importanti, per cui in un paio d’anni la città faceva 6700 abbonati, ed eravamo veramente tosti. Purtroppo però siamo soltanto riusciti a salvarci, dopo la promozione del primo anno…»

«Dopo il ritorno in Italia. Siena, Avellino…»

«Sono andato a Siena nell’ultimo anno di Recalcati, e purtroppo non siamo riusciti a vincer niente, poi la squadra è stata modificata, io ho fatto il Mondiale, e dopo il Mondiale Siena mi aveva comunicato che io non rientravo nei piani tecnici della società, e quindi io aspettavo qualcosa; per tornare in Spagna era troppo tardi, Avellino mi dava una buona opportunità e durante l’anno avevo una clausola d’uscita per tornare in Spagna e, fatalità, son successe un paio di cose che si sono incastrate, per cui alla fine andava bene a tutti che io tornassi in Spagna, e lì ho fatto praticamente altri due anni e tre quarti. Subito a Granada, poi un altro anno a Granada e poi a Siviglia.»

«Negli stessi anni di Siena, hai partecipato con la Nazionale ai Giochi del Mediterraneo ad Almeria 2005, segnando anche la tripla della vittoria in finale allo scadere…»

«A Luglio 2015, saranno 10 anni. E fa un pò riflettere che è l’ultima medaglia conquistata dalla nostra nazionale di basket.»

«Quello è stato anche l’anno dello “Stai sereno sempre…”»

«Sì, l’abbiamo creato come motto e l’abbiamo cominciato a dire con Boscagin lì a Verona. Lui ha cominciato a dirlo con il suo gruppo di amici, noi l’abbiamo fatto nostro perchè erano degli allenamenti veramente estenuanti. Per i Giochi del Mediterraneo abbiamo cominciato a prepararci a fine Maggio – continua il playmaker dell’Upea – ed è stato lunghissimo. Per cui la serenità era arrivare in doccia e dirci “Stai sereno, sempre…”»

«A proposito, che consiglio ti senti di dare a chi non riesce a stare sereno?»

«Il passaggio iniziale, infatti, è quello di riuscire a dire “spesso”, “stai sereno, spesso”, perchè non puoi tendere a “sempre” sin da subito… (ride, ndr)»

«Come hai detto tu, in quegli anni la Nazionale andava piuttosto bene: c’è stato anche il bronzo agli Europei, poi l’argento olimpico… adesso è da un decennio che si fa fatica a vincere qualcosa, nonostante siano gli anni in cui l’Italia può vantare ben 4 giocatori NBA, poi Hackett, Gentile e gli altri che giocano ad alti livelli… dove pensi possa arrivare l’Italia ai prossimi Europei? Sarà volta buona di vederli finalmente tutti insieme?»

«Dipende tutto dagli stati di salute loro… Negli ultimi Europei siamo arrivati noni, con 8 posti disponibili per i Mondiali, c’è stata anche un pò di sfiga. Però hanno riavvicinato la nazione alla Nazionale, perchè non qualificarci ai prossimi Europei o comunque com’era successo un pò di anni prima, sarebbe stato un pò frustrante per il movimento. È chiaro che il livello medio di tutte le squadre europee si è alzato, per cui le forti restan forti, quelle medie, che una volta dicevi “Beh, giochiamo contro il Portogallo, l’Inghilterra, la Repubblica Ceca…” adesso han tutti giocatori NBA, giocatori con un certo fisico… Per cui non è così scontato vincere, ci sta anche perdere con l’Ucraina com’è successo nel 2013 purtroppo, però è chiaro che bisogna cercare di esser tutti presenti per avere più chance.»

«Parliamo un pò di te. Il camp estivo che organizzi a Trieste è arrivato alla 4ª edizione. Chi vi può partecipare? Hai intenzione di modificare qualcosa nei prossimi anni?»

«È un camp che organizziamo con la società che ho creato io appositamente per gestire questo tipo di eventi, semplicemente è una funzione sociale con cui tentiamo di far fare basket ed avvicinare ancora di più i ragazzini alla pallacanestro e farli divertire. Per cui, sfruttando le mie conoscenze tra i ricreatori o comunque in qualche posto a Trieste, cerchiamo di organizzare qualcosa per loro. E da quì nasce la collaborazione con tutti quelli che stanno nell’area di Trieste.

Io penso che i ragazzini siano come spugne, recepiscono tutto, qualsiasi messaggio, qualsiasi idea…

Adesso siamo alla 4ª edizione, sicuramente il prossimo anno ci saremo; il nostro obiettivo è continuare a livello sociale a spingere per il basket.»

«Leggendo su internet, ho visto che sei iscritto alla facoltà di Scienze Giuridiche Economiche e Manageriali»

«Sì, si è laureato anche Mauro (il team manager, ndr) in questa Università. Ancora non mi sono laureato perchè non ho molto tempo per studiare, mi mancano 8-9 esami, però sono quelli tosti che dovrei seguire, e sinceramente adesso faccio fatica. Sono iscritto a Teramo, ed è impossibile arrivarci… Adesso vedremo un attimo come continuare. Negli ultimi due anni l’ho messa un pò da parte…»

«Che intenzioni hai non appena smetterai di giocare?»

«Ci son tanti giorni in cui penso di poter rimanere nel mondo del basket, allenando le giovanili e dando una mano in quel senso là, altri in cui mi vedo allenatore di squadre senior, altri in cui mi vedo come general manager, altri giorni che non ho nemmeno voglia di entrare in una palestra e mi vedo lontanissimo dal mondo del basket. Ho tante porte aperte, ho tanti contatti, per adesso il mio impegno nel gioco è totale.

Adesso apriremo il Sunshine Store, abbiamo avuto tante richieste, stiamo tentando di organizzare una cosa carina, però le mie energie vanno qui sul campo ecco…»

«Per chiudere, l’ultima cosa… Ho visto che sei l’ideatore delle “feste in maschera in un giorno qualsiasi”. Che dici, ne potremmo organizzare qualcuna anche quì a Capo d’Orlando?»

«È una cosa che è nata un pò così… Nell’anno di Granada, era un periodo un pò di scazzo, quindi con Abbio, la sua famiglia e altri due matti che erano in Erasmus lì, in questo ristorante di italiani, mi sembra il 26 Gennaio, abbiamo deciso di fare un menù di quelli tipo Bud Spencer e Terrence Hill, con salsiccia, patatine, cipolla e pane, e abbiamo pensato di vestirci western, quindi è partita così. Poi, un mese e mezzo dopo ho fatto il compleanno, tutti vestiti da pirati… Poi ne abbiamo fatta anche un’altra per celebrare la permanenza in ACB; a Siena, con Datome, abbiamo organizzato anche quella travestiti da contadini… Bisognerebbe trovare un bel tema per farne una qua, tipo supereroi, secondo me potrebbe essere veramente figa…»

 

Grazie Pec, in bocca al lupo. Quando sarà il momento, Capo d’Orlando sarà pronta e felice di partecipare alla Festa in maschera in un giorno qualsiasi, tutti travestiti da supereroi…