Re-Born Ready: Il ritorno a Indiana di Stephenson e una carriera in un soffio

PacersL’uomo che soffiava nell’orecchio di Lebron James. In un tempo dominato da Gif e inondato da meme è facile essere ricordati per un movimento, un tiro, una stoppata o anche per cose che apparrebbero meno meritevoli di essere consegnate all’immaginario comune. Anche per suoi demeriti il nome di Lance Stepehenson da Brooklyn è rimasta legata a quel puerile quanto disperato tentativo di soffiare un pò di polvere negli ingranaggi di quel gigante di ferro che risponde al nome di Lebron Raymone James.
Questo perchè nelle puntate seguenti del serial che è la carriera di Stephenson non ci sono stati momenti iconici. Stephenson sembrava uno di quei registi in rampa di lancio che, dopo aver fatto flop con il primo film di alto budget, restano nel limbo e finiscono per essere ricordati più per dei videoclip (se ci pensate bene quel soffio nell’orecchio sembra quasi più un gesto guascone da video rap che non un qualcosa con cittadinanza in un campo di basket).
E’successo che a Charlotte il play capace di creare attacco anche in una squadra che non brillava per le soluzioni offensive si sia trasformato nel peggiore tiratore da tre della storia della franchigia del North Carolina (non la squadra con la storia più luminosa della lega). Mettere 18 triple in tutta una stagione nella Nba attuale equivale a un certificato di inadeguatezza. Il tentativo di scrollarsi responsabilità tornando nel ruolo di mina vagante-spacca partite che ne è seguito non ha entusiasmato. Complici una sequela di infortunii il peregrinare tra Los Angeles, Memphis e New Orlenas aveva riportato Stephenson nell’anonimato, in quella mediocrità che in Nba non ti puoi permettere, che tu sia una squadra o un giocatore.
Un vecchio adagio nel basket recita che gli infortuni al novanta percento colpiscano chi non si allena con necessaria costanza. Non indagheremo, non ne avremo neanche i mezzi, sulla routine quotidiana di Stephenson ma sta di fatto che l’ultima incarnazione del fu “Born Ready” è stata in maglia T’wolves. Una squadra dove Stephenson serviva il giusto, una squadra che avrebbe necessitato più un veterano tutto difesa e leadership, alla Tony Allen. Invece Thibodeau da Memphis pescò Stephenson dandogli quanto meno la possibilità di rientrare nei radar.
In una Nba dove la narrativa del “coming back”, del ritorno a casa, trova sempre nuova linfa il cerchio si è chiuso quasi naturalmente con il ritorno del figliol prodigo in quella Indianapolis che lo aveva visto fare le cose migliori.
Sembra la mossa disperata di una franchigia che ha visto acuirsi i problemi che minavano anche i Pacers del primo Stephenson. Lance ormai sembra destinato a essere imprigionato in quel ruolo di scommessa che vale la pena tentare giacchè peggio non può andare (alla categoria aggiungere altri talenti dal carattere piccante come Nick Young o Beasley).
“Io di nuovo a Indiana è come il ritorno di MJ a Chicago” ha proclamato Stephenson. Siamo felici che nonostante tutto non abbia perso la sua autostima, anche se sinceramente nutrivamo pochi dubbi. Nonostante ciò però sembra che la sua immagine sia destinata a rimanere incagliata a quell’iconica immagine, condivisa in qualche gruppo Whatsapp con irriverenza.
Ovviamente Lance ha ancora tempo per farci dimenticare le noste perplessità, non sarebbe nè l’ultima nè la prima rinascita inaspettata della storia, Noi un pò ci speriamo anche perchè “Re-Born Ready” sarebbe, in un epoca avara di nickname memorabili, un soprannome su cui poter costruire almeno un paio di titoli (di giornale).