Processo penale Mens Sana Basket – Minucci, come tradire una città (e forse farla franca)

Ha fatto – e farà – discutere la notizia di ieri circa la richiesta di patteggiamento a 4 anni chiesta dai legali, in accordo col pm Nastasi, per Ferdinando Minucci, nell’ambito del processo penale a carico degli ex vertici Mps Siena e della Essedue Promotion, indagati nell’inchiesta Time Out che nel 2014 scoprì l’architettura criminale ordita e promossa dall’ex gm e presidente senese coi suoi sodali. Un’associazione a delinquere ramificata ed efficacissima, finalizzata all’evasione fiscale, che ha permesso la distrazione di ingenti quantità di denaro, l’alterazione continuativa dei bilanci ed ha portato alla bancarotta fraudolenta della squadra di basket in quel momento più forte d’Italia (e tra le più competitive d’Europa). Se il 21 dicembre il gup Roberta Malavasi confermerà la congruità della pena richiesta, l’ex numero uno del basket senese potrebbe clamorosamente cavarsela con l’espletamento dei servizi sociali, evitando di mettere piede in prigione anche per un solo giorno . Vediamo perchè.

LA “SVUOTA CARCERI” IN SOCCORSO  – Minucci potrebbe infatti usufruire del recente istituto dell’affidamento in prova al servizio sociale c.d. “allargato”, introdotto dalla riforma “svuota carceri” del 2015, che ha esteso l’accesso all’affidamento in prova ai condannati fino a 4 anni (prima si limitava a 3). Se fatta tempestivamente e in via preventiva apposita domanda, infatti, si può far evitare al soggetto condannato anche un solo giorno di carcerazione, ai sensi del dell’art. 47 ordinamento penitenziario e, dopo un paio di anni di lavori sociali, il soggetto beneficerebbe dell’istituto della sospensione condizionale della pena. In altri termini: si può richiedere ed ottenere una misura alternativa alla detenzione, senza che il condannato assaggi, anche per un breve periodo, la prigione. La vera “pena” sembra dunque identificarsi nei 650mila euro versati come condotta “riparatoria”, nonché nel sequestro di conti correnti e immobili per una cifra complessiva di un 1 milione di euro. Non male come “compromesso”, visto che le carte dell’inchiesta parlavano di una frode da oltre 30 milioni di euro. Se da una parte quest’epilogo è ovviamente molto gradito agli avvocati dell’ex deus machina del basket senese, dall’altra non renderà forse piena giustizia a una città e ad una comunità sportiva “tradita” da un dirigente capace di fare il bello e il cattivo tempo, creatore di una macchina vincente distrutta poi scientemente.

 

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