Lo storico fallimento dell’Olimpia Milano, le colpe di tutti ma non può più pagare solo una parte

Livio Proli

L’Olimpia Milano ha chiuso ieri una stagione a dir poco surreale. Una stagione vissuta in costante declino, prima impercettibile fino ad arrivare al deflagrante finale con un 1-4 nella serie contro Trento e 4 partite su 5 perse al Forum nei Playoff.

Cos’è successo? Come può una squadra che ha vinto (quasi) tutto in Italia crollare così?

Sarebbe già un punto di partenza capire di quale squadra parliamo. Quella costruita su Gentile e Raduljica? Quella con il progetto italiani e con “Abass uomo copertina”? O quella con giocatori epurati/infortunati e non sostituiti?

Eh si perchè un punto chiave della questione è che questa squadra è mutata nella struttura, senza le dovute correzioni. L’addio di Gentile(dopo il famoso gesto del togliere i gradi di capitano a 2 giorni dalla supercoppa), l’infortunio di Dragic, il rendimento scadente di Raduljica. Il tutto senza arrivare a correzioni in corsa.

Proli nel post partita ha dichiarato a Baskettissimo che è stata una sua decisione non cambiare e di non fare innesti per puntare sul gruppo, “nonostante ci fossero altre idee”. Ma quale gruppo? Quello degli svogliati (e strapagati) Sanders e Raduljica? Quello degli spremuti Mclean e Macvan? O dei panchinati Fontecchio-Abass? A Milano si è visto tutto ma di certo non un gruppo.

La colpa poi si sposta inevitabilmente sulla guida tecnica, incapace di dare correttivi tattici e troppo legata a delle idee dallo scarso rendimento. L’idea originale di una Olimpia da transizione è morta con le condizioni fisiche di Kalnietis, l’infortunio di Zoran e con la supponenza di Raduljica. Ci sta sbagliare, ci sta meno continuare a sbagliare senza porre correttivi.

Repesa ha delle evidenti responsabilità sul gioco e sulle rotazioni che hanno portato certi giocatori in condizioni pietose ai playoffs, senza dimenticare che se si arriva ultimi in Euroleague qualche colpa ci sarà. Inoltre si ha la sensazione di un mancato feeling societario, soprattutto se si fa riferimento alla famosa conferenza stampa di Torino (critiche ai propri giocatori) prontamente minimizzata dalla società. Questo non fa altro che minare uno spogliatoio probabilmente già poco stabile.

La palla passa poi ai giocatori, semplicemente indifendibili. L’emblema probabilmente è l’atteggiamento di Rakim Sanders da dopo la Coppa Italia. Svogliato, sempre fuori ritmo, quasi fosse un suo regalo ai tifosi giocare. Potranno anche esserci problemi con l’allenatore (forse) ma non giustifica certi atteggiamenti per un giocatore lautamente pagato. La sua prestazione in semifinale parla chiaro. Come parla chiaro la prova di un Hickman insufficiente e ben lontano dagli standard del 2014, o di un Simon che, complici gli infortuni, ha visto calare la sua qualità di gioco a livelli nettamente più bassi.

Non è bastata quel pizzico di volontà degli italiani, sicuramente con più cuore ma anche con i loro limiti evidenti.

Da dove ripartire quindi? Le colpe si suddividono, non vanno concentrare. Chi vi scrive tante volte ha sottolineato come uno dei mali di Milano sia la ricerca del capro espiatorio per accontentare la piazza, rimanendo con poche cose cambiate nell’ombra.

Società-Allenatore-Giocatori. Tre facce di un’Olimpia colpevole che si trova davanti al più grande fallimento dell’era Armani.

Bucchi, Scariolo, Banchi, Repesa e tanti giocatori hanno (giustamente) pagato, ma forse è l’ora di alzare lo sguardo e chiedersi se le costanti societarie abbiano bisogno di essere cambiate o implementate (Proli si è dimostrato un manager eccellente dal punti di vista economico e di bilancio) con altre figure di forza (viene da pensare a un GM alla Gherardini che a Milano manca terribilmente).

Proli ha parlato di sue responsabilità, e gli fa onore questo, ma dichiararle non basta. Serve mettersi in discussione e forse questa volta la rinascita deve partire dal quadro societario fin ora quasi intoccabile.

Perchè la sensazione è che i tifosi siano davvero arrivati a un limite e quanto di buono fatto negli ultimi anni (pubblico, marketing ecc,) non deve essere sprecato proprio ora