Fra i segreti del successo di Conte anche la lezione della Montepaschi Siena

Mens Sana Siena, Final 8 2013

Nonostante l’amara eliminazione ai rigori contro la Germania, Antonio Conte e la sua Italia hanno lasciato un segno indelebile fra tifosi ed addetti ai lavori. Una nazionale apparentemente con poca qualità, destinata alla sconfitta, sottovalutata da tutti, che invece si è riscoperta capace di grande imprese: arrivare a giocarsi ai rigori una semifinale contro i campioni del mondo della Germania è stato un risultato quasi epico considerando tutte le contingenze tecniche e ambientali. Ora Conte saluterà direzione Chelsea ma il suo credo fatto di feroce applicazione, determinazione, attaccamento viscerale alla maglia e perfezionismo maniacale rimarrà come monito: c’è anche un po’ di pallacanestro nella filosofia calcistica del trainer leccese, le cui radici affondano in parte a Siena e nella Mens Sana.

Era la stagione 2010-2011 e Conte era tornato alla Robur (allenata da vice nel 2005-06) dopo l’infelice parentesi all’Atalanta, mentre i bianconeri erano appena retrocessi in B dopo tanti anni in paradiso: progetto tecnico ambizioso per risalire subito in A, una rosa adeguata e voglia di stupire. L’annata fu trionfale e si concluse con una promozione mai messa in dubbio, mentre l’allenatore salentino che potè avvalersi anche di un esempio pratico da seguire ed imitare davvero eccezionale, ovvero la Mens Sana Basket. Che in quegli anni dominava in lungo e largo in Italia, facendo man bassa di scudetti e arrivando a un passo dalla finalissima di Euroleague nella F4 di Barcellona. Una squadra super composta da gente del calibro di McCalebb, Zisis, Hairston, Kaukenas, Lavrinovic, Stonerook, Moss, Aradori, orchestrata alla perfezione da Simone Pianigiani: un team di campioni che lavoravano duramente ad ogni allenamento e partita, con un spirito combattivo che stregò fatalmente Conte: “Quando ero a Siena – dichiarò in una vecchia intervista – andavo sempre a vedere la Montepaschi, e spronavo i miei giocatori a fare lo stesso, perché era un piacere osservare dal vivo una squadra dotata di mentalità vincente e cattiveria. Già nel riscaldamento si poteva vedere la differenza tra la MPS e gli avversari. Era una grande squadra, allenata da un grandissimo tecnico che ho avuto il piacere di conoscere personalmente”.

 

 

Conte, da studioso e perfezionista qual è, ha sempre ammesso di analizzare gli altri sport al fine di imparare tecniche sempre nuove e trovare spunti e stimoli da applicare al calcio, e ovviamente anche gli allenamenti della Montepaschi non sfuggirono ai suoi attenti occhi: risulta davvero evidente l’osservazione e la trasposizione calcistica della feroce organizzazione difensiva che caratterizzava la Mps, capace di stritolare già dalla palla a due gli avversari mettendoli al muro con un pressing dai ritmi militari e asfissianti, che anestetizzava o più spesso annullava l’attacco, con raddoppi continui e grande aggressività su ogni linea di passaggio. Un leit motiv riscontrabile nella fase difensiva di Conte, assolutamente cortissima, organizzata e intensa: come nel basket è il play a guidare l’azione fin dalla rimessa, e anche per l’ex tecnico della Juve devono essere il portiere e i difensori i primi a giostrare ed impostare la manovra. L’avventura calcistica dell’ormai ex Ct proseguirà in Premier, dove siamo curiosi di vedere che impattò avrà il “Contismo”: Siena nel frattempo ondeggia in A2 fra qualche problema di troppo, ma può con orgoglio dire di aver ispirato in qualche modo questa bella Italia ammirata agli europei.

 

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