Scoprendo l’Alqueria del Basket, la scuola del Valencia Basket con le installazioni più innovative d’Europa e modello per l’NBA

Alqueria del Basket
L’Alqueria del Basket è il fiore all’occhiello del Valencia Basket – Carlos Calvillo per BasketItaly

Lo scorso settembre il Valencia Basket inaugurava, di fianco al palazzetto Fuente de San Luis (meglio conosciuto come “Fonteta”), l’Alqueria del Basket, un progetto innovativo per quanto riguarda la pallacanestro di formazione, con installazioni uniche in Europa e che hanno destato l’interesse anche di diversi franchise NBA.

La struttura, costruita nell’arco di 16 mesi con il patrocinio della Fundación Valencia Basket 2000 e finanziata al 100% da Juan Roig, azionista di maggioranza del Valencia Basket e presidente della conosciuta catena di supermercati Mercadona, sono nate con lo scopo di diventare un centro di sviluppo del talento e formazione per tutte le categorie giovanili sia a livello maschile che femminile. L’impianto, che alberga 13 campi e occupa 15.000 metri quadrati, è stata progettato dallo studio valenciano di architettura ERRE. Le nove piste coperte hanno il suolo completamente in parquet, con spalti per il pubblico e spogliatoi. Non manca ovviamente la palestra, il centro medico, le aree di ristoro e un negozio di marchandise.

La disponibilità delle piste, tutte separate tra di loro, permette di ospitare tornei di pallacanestro giovanile a vari livelli e sessioni di allenamento  in contemporanea. La struttura, che è costata in tutto 18 milioni di euro, risulta ospitale per genitori e pubblico che assistono agli incontri, e marca un nuovo standard per quanto riguarda la pallacanestro di formazione. Le 49 squadre giovanili che fino alla scorsa stagione si allenavano sparse per tutto il territorio della provincia di Valencia, ora hanno trovato una nuova casa e il progetto ha destato subito l’invidia del resto della Spagna, dell’Europa e anche oltreoceano.

L’Alqueria del Basket – Carlos Calvillo per BasketItaly

Ovviamente l’Alqueria del Basket non beneficerà solamente il club taronja, ma tutto il movimento, con l’organizzazione di tornei a livello nazionale ed internazionale, giornate di formazione, campus e chi più ne ha piu ne metta. Il tutto sotto il lemma della “Cultura del Esfuerzo” (= cultura dello sforzo) che campeggia anche sulle magliette arancioni della squadra campione in carica della Liga Endesa.

Già dalla sua inaugurazione, Juan Roig sapeva che il nome dell’Alqueria del Basket avrebbe fatto il giro del mondo, infatti ben presto vari mandatari di squadre, club e franchise si sono presentati nella città spagnola per visitare le installazioni e constatarle l’unicità. Si è parlato di Alqueria del Basket persino in Nuova Zelanda! Valencia è diventata in pochissimo tempo il nuovo punto di riferimento per quanto riguarda lo sviluppo della pallacanestro giovanile.

Anche l’NBA ha messo gli occhi sul progetto valenciano, e infatti durante la stagione si sono succedute visite di membri dei Philadelphia 76ers, Brooklyn Nets, San Antonio Spurs, Portland Trail Blazers e Cleveland Cavaliers.

“Tutto questo è incredibile,” – aveva dichiarato Martin Sedlacek, scouting europeo dei 76ers durante la sua visita dello scorso dicembre – “sono assolutamente impressionato. Sono 40 anni che lavoro nel mondo del basket e non avevo mai visto nulla di simile”.  

In Europa non esistono impianti di questo tipo; negli Stati Uniti ovviamente la pallacanestro ha un altro peso, ma sembra che la realtà spagnola batta anche l’avanzato mondo dell’NBA agli occhi di Sedlacek.

L’Alqueria del Basket – Laura Cristaldi (BasketItaly)

“Ho visto cose simili negli Stati Uniti, ma mai con tante piste, né con un’organizzazione di questo tipo, che fa sì che tutto funzioni alla perfezione”.

È fantastico, non avevo mai visto un programma di formazione così articolato in tutto il mondo,” – sosteneva George Felton, del team di scouting degli Spurs – “vedere le otto sale interiori divise in due parti, sale mediche, spazi per conferenze, luoghi dove i genitori possono assistere allo sviluppo dei propri figli… È un’installazione stupenda e che dà una grande opportunità di crescita non solo a Valencia, ma a tutto il paese”.

Sono esterrefatto,” – dichiarava Bill Branch, Assistant General Manager dei Trail Blazers in occasione della sua visita lo scorso gennaio – “per le dimensioni, l’accesso dei giocatori, la luce, spogliatoi propri per gli arbitri, spogliatoi individuali in ogni pista con accessi separati per i giocatori… Tutto studiato alla perfezione”.

Tutto ciò è meraviglioso,” – commentava Mike Gansey, Assistant General Manager dei Cavs – “13 piste con tutto per i bambini e tutto per i genitori: è molto meglio che la gran parte delle installazioni che ci sono in NBA in questo momento”.

Non poteva mancare un commento da parte di Maurizio Gherardini, attuale GM del Fenerbahçe, che aveva avuto l’opportunità di visitare l’Alqueria del Basket in occasione dell’incontro di Eurolega giocato dal Fenerbahçe contro il Valencia Basket lo scorso gennaio. Oltre a lodare il progetto ed evidenziarne tutti i punti forti, già ricalcati dai vari esponenti americani, il dirigente italiano aveva fatto un interessante paragone.

“La filosofia di Juan Roig mi ricorda quella di Benetton, che voleva creare un legame con la comunità, tra il gruppo finanziario e la città di Treviso, e lasciare qualcosa in eredità per le generazioni successive. Questo è un regalo magnifico per la città di Valencia”.

Anche Salvatore Trainotti, GM dell’Aquila Basket Trento, ha visitato recentemente l’Alqueria del Basket.

“È davvero incredibile, qualcosa di unico in Europa,”- sosteneva il nostro connazionale dopo la visita completa alle installazioni – “è perfetto per giocatori ed allenatori, e anche per i genitori, che trovano un ambiente idoneo affinché i propri figli possano giocare a pallacanestro, crescere e divertirsi”.

Il progetto ha preso piede alla grande, il Valencia Basket spera di raccogliere i frutti nei prossimi anni e prendere il posto di un Joventut Badalona in piena crisi economica come “fabbrica di talenti” nel panorama della pallacanestro spagnola. Se addirittura i franchise NBA invidiano quanto messo in atto nella bella città valenciana, in Italia, con palazzetti cadenti, palestre sgangherate e campetti in cemento, la situazione è lontana anni luce. Ci vorrebbe un Juan Roig – o un nuovo Benetton, parafrasando Gherardini – anche nel nostro paese: farebbe bene al movimento in generale.