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Upea: don’t wake me, I’m dreaming

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Mascotte Orlandina 2013-2014Troy Christopher Williams, semplicemente noto come Cristopher Williams, è un cantante r&b nato nel Bronx, poco conosciuto in Italia ma molto popolare negli Stati Uniti: nel 1991, infatti, arrivò primo nella classifica dei singoli r&b più venduti negli States, con la sua I’m dreaming.

“Don’t wake me, I’m dreaming”, proprio come dice la canzone, sarebbe il giusto ritornello che potrebbe intonare Pozzecco, che cantante non è, ma che invece sta dimostrando di essere un ottimo allenatore, contrariamente a quanto – con la sua inarrivabile umiltà – non voglia lui stesso ammettere nel post-partita, quando gli hanno virtualmente consegnato il premio di allenatore del mese.

Un periodo magico con 6 vittorie di fila, una più bella dell’altra, sta vivendo lui, la sua squadra, ed il pubblico tutto, oggi probabilmente al record di presenze da quando l’Upea è ripartita dalla DNC 4 anni fa.

Tempi lontani anni luce ormai, perché la solida prova di oggi conferma ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che l’Upea fa davvero sul serio e la testa della classifica è distante 2 punti soltanto per via delle 3 sconfitte patite in avvio campionato.

Inutile stare a pensare al passato più recente, perché l’unica direzione verso cui deve guardare l’Orlandina è avanti, conscia delle proprie potenzialità, fortificata da una striscia di vittorie che può ancora continuare, trascinata da un pubblico che sta prendendo sempre più a cuore questi giocatori.

La forza dell’Upea contro Napoli viene fuori ancora una volta dalla coesione del gruppo, il vero fattore in più che serve per navigare nei piani alti della classifica; le statistiche parlano chiaro e rafforzano ancora di più questa idea: 9 uomini a referto (Portannese 21, Mays 16, Archie 14), 7/17 (41% da tre). Basile non brilla, ma ci sono tutti gli altri attori, pronti a recitare quando serve, in frangenti di partita diversi, ognuno col suo onesto contributo.

Arriva tanto anche dalla panchina: la fiducia data dal Poz viene ripagata dai vari Laquintana, Cefarelli e Benevelli, messi in campo non soltanto in situazioni d’emergenza (3 falli per Nicevic nel secondo quarto), ma principalmente per far rifiatare le prime linee e far schiarire le idee a chi, come Mays, fa tutto con discreti risultati ma ogni tanto fa prendersi troppo dalla frenesia.

Napoli sta sempre sotto, però riesce a stare lì e non subire il colpo di grazia che potrebbe arrivare da un momento all’altro, resta incollata grazie al talento di Black e Weaver e alla buona prestazione offensiva di Ceron, vero trascinatore coi suoi tiri, che non fa rimpiangere la modesta prova di Malaventura, oggi troppo fuori dai giochi di Cavina così come Brkic.

L’assenza, se così possiamo chiamarla, di questi due uomini, fa la vera differenza in questa partita, specie se tutto il reparto lunghi partenopeo fa fatica a contenere Nicevic in attacco o a battere un ottimo Benevelli in difesa.

Napoli è stata costruita in maniera egregia, ma ad oggi il suo pubblico non può ritenersi soddisfatto dopo l’ennesima sconfitta fuori casa, perché in tanti conoscevano le insidie di questo campionato ma in pochi, forse, si aspettavano un avvio così difficile: 3 vittorie e 6 sconfitte, l’opposto di quanto ha prodotto invece l’Upea, oggi sempre più lanciata all’inseguimento delle capoliste (Trento, Barcellona e Brescia), rimaste in 3 dopo le sconfitte di Biella, Veroli e Torino, e distanti solo 2 punti.