Esclusiva BasketItaly.it, Baldassarre: “Lavoriamo per diventare Team. Quanti rimpianti per la scorsa stagione, Scafati è una città di Basket”

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Patrick Baldassarre, classe 1986, è ormai un veterano dello Scafati Basket. L’ala di origini elvetiche ha infatti vestito la maglia gialloblu già nel 2010-2011 per poi tornare ad indossare gli stessi colori nel 2012-2013 ed ancora nelle ultime stagioni. Oggi, dopo un’estate quanto meno particolare, Baldassarre è il capitano della squadra campana che conta su di lui per ripetere  quantomeno i risultati della passata stagione, terminata in semifinale playoff, e perché no, puntare a qualcosa in piu’.

Questo pomeriggio, al termine del consueto allenamento della Givova Scafati al PalaMangano, diretto da Coach Zare Markovski, abbiamo intervistato in esclusiva per BasketItaly.it, il forte giocatore gialloblu’.

Dopo un’ottima Supercoppa, persa soltanto all’ultimo tiro con la Fortitudo Bologna, l’inizio in campionato è stato sfortunato con la sconfitta di Treviglio. Cosa è mancato per espugnare il PalaFacchetti?
Ci è mancata sicuramente la determinazione e la cattiveria che è necessaria per ottenere risultati importanti fuori casa. Abbiamo pagato sicuramente anche il fatto di dover giocare senza il nostro play titolare. Per fortuna da questa settimana abbiamo iniziato a lavorare al completo. La nostra stagione dovrà iniziare senza dubbio domenica in casa nostra nell’importante sfida con la Mens Sana Siena.

Con l’arrivo del nuovo play israeliano Naymi finalmente si potrà vedere la Givova al completo. In tanti , tra gli addetti ai lavori, vi danno tra i favoriti di questo campionato anche in virtù della passata stagione, dove pensi possa arrivare la squadra quest’anno?
Darsi degli obiettivi ad inizio stagione non è facile. Ovviamente possiamo sperare di arrivare ai playoff conoscendo il valore dei singoli giocatori, sicuramente per diventare una squadra però ci vorrà tanto lavoro. Dopo le prime dieci giornate potremo iniziare a capire realmente il livello della squadra. La mia ambizione è sicuramente quella di arrivare almeno ai playoff. Bisognerà poi capire, dopo i cambiamenti che si son stati fatti, quanto la squadra riuscirà a trovare l’amalgama al più presto e giocare da team. Per adesso, ovviamente, siamo solo tanti giocatori che si stanno conoscendo. Lo spirito è quello giusto ma ci sarà da lavorare tanto, tantissimo.

È stata un’estate molto particolare per lo Scafati Basket, sembrava infatti che la cessione del titolo fosse ad un passo, ma poi il Patron Longobardi ha deciso che la squadra sarebbe dovuta rimanere in città. Come si trova, visto che ha vissuto Scafati in più esperienze, in questa società, con un patron cosi appassionato e competente come Nello Longobardi?
Ormai Scafati è conosciuta come città di basket in tutta italia. Qui c’è grande passione ed entusiasmo, negli ultimi playoff si è potuto notare il clima incandescente e bellissimo che si respirava qui al palazzetto. Togliere la pallacanestro a Scafati, un bene cosi prezioso, uno spettacolo sarebbe stato davvero un peccato. Il presidente Longobardi ha un rapporto romantico con la pallacanestro. Lui vive di emozioni, è istintivo al massimo ed ha fatto ciò che voleva ritrovando la voglia di continuare la sua avventura insieme ad Alessandro Rossando e a Givova. Io sono davvero felice di essere qui e di fare ancora parte di questo progetto.

La Givova ha già cambiato allenatore affidandosi ad un coach di assoluto livello come Markoski, è cambiato qualcosa con il nuovo allenatore? Pensi possa essere la persona giusta vista anche la grandissima esperienza anche ad altissimi livelli?
Io penso che ogni allenatore ha la propria mentalità e modo di giocare. Il nuovo coach ci ha chiesto nuove cose da fare e dunque ci vorrà un po’ di tempo per assimilare. Purtroppo paghiamo lo scotto di una preparazione fatta in un certo tipo e con determinate scelte tecniche, per questo motivo magari possiamo essere un po’ più lenti, avremo bisogno di tempo per ingranare del tutto. Ho già avuto coach Markovski a Bologna e mi son trovato molto bene con lui. Ci sono tutti i presupposti per far bene, ognuno dovrà responsabilizzarsi al massimo per far si che la stagione sia di livello. I nomi non servono a niente senza la giusta voglia di vincere.

L’ anno scorso la promozione è sfuggita per una gara 5 balorda, c’è ancora rammarico per quella partita? Ogni tanto capita di pensarci ancora?
Questa domanda apre una ferita ancora tanto grande. Una ferita che devi accettare ma che non puoi dimenticare. Devi trarre insegnamento da quella sconfitta e capire quali son stati gli errori fatti. Io ho grande rammarico oltre che per gara 5, soprattutto per gara 3 dove in più occasioni potevamo vincere la partita. I miei tiri liberi, il tiro di Mayo da 3 punti nell’ultimo minuto, Simmons, Portannese, abbiamo avuto tante occasioni. Ci è mancato davvero un soffio, ero convinto che la squadra che avesse passato il turno in quella serie sarebbe poi salita in Serie A1. Il rammarico c’è ed è tanto ma bisogna andare avanti con carica e determinazione guardando al futuro.

Ultima domanda, un suo parere sul movimento del basket italiano, sulla nazionale e sul campionato di A2 attuale, è davvero troppo poco una sola promozione con cosi tante squadre:
Una sola promozione su 32 squadre è veramente ridicola. Entrano in gara troppi fattori, l’anno scorso noi e Treviso siamo arrivati primi e ci siamo trovati con un pugno di mosche in mano. La soluzione ideale sarebbe quella di avere 3 promozioni, le 2 vincenti della regular season e una dopo i playoff. Il campionato di serie A2 è un campionato molto divertente, in A1 le società preferiscono prendere americani giovani con poca esperienza piuttosto che dare fiducia a prodotti locali. E’ una scelta che però si ripercuote anche sul movimento basti pensare alla nazionale che, nonostante si dica sia una delle nazionali più talentuose, negli ultimi 10 anni non ha mai portato a casa niente. Qualcosa vorrà significare. Dare più fiducia ai giocatori italiani penso possa essere importante per tutto il movimento in generale, per esempio Stefano Tonut, dopo un anno di crescita, ha giocato la prima giornata da MVP. Lui ha avuto la possibilità di crescere in A2 ed appena ha avuto la chance in a1 si è subito messo in mostra. Come lui potrebbero essercene tanti.

Noi ringraziamo Patrick Baldassarre e l’ufficio stampa della Givova Scafati nella persona di Antonio Pollioso per la disponibilità e la gentilezza  che ci ha permesso di realizzare l’intervista.

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